New Firmware for Fujifilm X-Pro1

Finally today, after rumors on that, Fuji update the firmware of most acclaimed camera X-Pro1. The guys of Fuji reduced the chattering noise from iris lens, the most request update from users and these issue:

- Improvement of phenomenon that parallax compensation does not work under condition of manual focus with OVF bright frame mode.

- Improvement of phenomenon that OVF quality as low visibility due to too bright OVF under the condition of power save mode during pressing the shutter button halfway.

- Improvement of phenomenon that delete function does not work after viewing continues shooting mode images.

For activate above issue Fuji request to update also the firmware of each lens.

I just update the firmware and I noticed that there isn’t the chattering noise anymore, now we are looking forward to Adobe the next version of Camera Raw in order to have a full support for X-PRO1 raw files (and we are also waiting Apple to update support for raw files from Fuji).

Fujifilm x pro1


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Cloister of silence

Chiaravalle della Colomba

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First shoots with Fujifilm X-Pro1

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La Samsung potrebbe essere la prima ad integrare il Wi-Fi in una fotocamera

A quanto risulterebbe in un documento della FCC (Federal Comunications Commission) e già riportato in altri blog, la Samsung potrebbe annunciare a breve l’uscita della nuova NX20, una mirrorless con integrato un sistema Wi-Fi.

E’ da tempo che il mercato sembra muoversi verso una integrazione dei sistemi Wi-Fi di trasmissione delle foto, infatti anche Canon e Nikon hanno recentemente presentato dispositivi aggiuntivi per la trasmissione Wi-Fi.

Progetto Samsung NX20

 

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La Fotografia secondo George Rodger

George Rodger è stato uno dei maggiori fotografi della Magnum. Per molto tempo ho considerato una sua frase, letta casualmente, come fonte di ispirazione del mio modo di intendere la Fotografia:

“Qualunque cosa tu vedi sul vetro smerigliato della tua Rolleiflex è la realtà – le cose come sono. La fotografia è ciò che tu ne farai.”

 Recentemente mi è capitato di leggere la fonte di quella citazione: una lettera che George Rodger scrisse al figlio Jonathan di 8 anni nel 1970. In questa lettera Rodger esprime la sua visione della Fotografia in modo estremamente preciso e credo che sia interessante l’intero testo ben oltre la semplice citazione:

  15 luglio 1970

Mio caro Jonathan,

 Ho appena ricevuto la tua interessante lettera e ti ringrazio per avermi inviato alcune copie delle tue prime fotografie. Mi è piaciuta specialmente quella che hai fatto a Stonehenge in cui hai ripreso, invece delle pietre stesse, la loro ombra sul suolo. Mi chiedo cosa ti ha spinto a farla? Lo sai?

E’ alquanto difficile rispondere alle domande che mi poni, ma farò del mio meglio e se non comprenderai subito, ciò accadrà un poco più tardi.

La tua prima domanda è senz’altro la principale e credo che rispondendo ad essa lo faccia anche per tutte le altre. Tu chiedi: – Che cosa devo fare per diventare un fotografo come te? – Se tu non avessi aggiunto quel “come te” in fondo alla frase, la risposta sarebbe stata per me molto più semplice. Come si può spiegare qualcosa di non tecnico, di non tangibile e che viene da dentro?

In realtà, avevo comprato un libro, scritto per fotografi principianti, che avrei voluto donarti per il tuo compleanno. Nella prima pagina dice che la luce viaggia ad una velocità di186.000 migliaal secondo e nell’ultima pagina dice che un’altra parte dell’apparecchio non ancora analizzata è il mirino. Così, poiché vuoi diventare un fotografo come me, non ti regalerò questo libro per il tuo compleanno. Non lo condivido affatto. Non potrei preoccuparmi meno del fatto che la luce viaggi a186 migliaal secondo o all’ora o al giorno. E’ davvero irrilevante. Ma invece sono convinto che il non ancora analizzato mirino è tutto ciò che c’è d’importante.

Naturalmente, quando si è davvero all’inizio, bisogna imparare qualche regoletta tecnica. Lo devi fare, se vorrai esprimerti esteticamente attraverso mezzi e strumenti puramente meccanici (il fuoco, il diaframma, la velocità, etc. etc.). Ma questi dovranno diventare in fretta dei riflessi condizionati e poi dimenticati. Essi dovranno diventare per te istintivi come l’aprire la bocca per mordere una mela.

Poi, una volta stabilito questo automatismo, potrai concentrarti su quello che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che tu stabilisci il legame tra la realtà e la tua interpretazione di esso. Ricordalo. Qualunque cosa tu vedi sul vetro smerigliato della tua Rolleiflex è la realtà – le cose come sono. La fotografia è ciò che tu ne farai.

Ciò che vedi nel mirino può essere brutto. Il tuo cuore può resistere appena all’orrore di ciò che vedi o i tuoi occhi annebbiarsi per la pietà e per la vergogna. Ma è tutta realtà e tu devi sapere cosa farne.

Credo che nessuno saprebbe consigliarti come imparare ad usare la realtà, tranne dicendoti di essere sempre onesto verso te stesso, ma ciò è piuttosto vago.

Certamente non puoi interpretare ciò che vedi nel tuo mirino e non puoi farne una buona fotografia, senza averlo prima compreso. Devi riuscire a provare una certa affinità con quello che stai fotografando; devi essere una parte di esso e nello stesso tempo restarne sufficientemente distaccato per poterlo vedere obiettivamente. Sfortunatamente non c’è nessuna formula per questo tipo di “partecipazione”. E’ qualcosa che viene dall’interno.

Ma ti puoi esercitare in questa direzione. E, in realtà, la formazione di base in sé ha poco a che fare con la fotografia.

Dipende molto dalla tua propria personale conoscenza del mondo e dalla tua abilità a percepire ed accettare come l’altra gente ci vive. Non andresti mai molto lontano volando in jet a destra e a sinistra, tenendo un costoso apparecchio appeso al collo come un rosario, e pretendendo che il mondo non si muova intanto che tu cerchi qualche elusiva verità. Ma monta piuttosto su una vecchia auto che sia garantita per rompersi ogni qualche centinaia di chilometri e guarda come va a finire. Qualcuno ha detto che maggiori saranno le tue difficoltà, migliore sarai te stesso.

Hai mai osservato un camaleonte? E’ una specie di lucertola che cambia i suoi colori accordandoli a quelli dell’ambiente: è verde nell’erba, marrone su un tronco, rosso pallido sulla latterite. E’ un metodo molto utile che potresti cercare di imitare. Non intendo dire che dovresti diventare color caffè nel Vizagatapam o completamente nero nel Bangassu, ma voglio dire che dovresti trovare quella certa attitudine per non apparire bianco in nessuno dei due posti.

Ogni nazione, razza o tribù ha la sua morale, il suo orgoglio e la sua dignità, le sue regole e le sue abitudini e molto differenti le une dalle altre. E tu devi accettare queste cose e più le conosci e meglio è. Sviluppa il tuo metodo di camaleonte fino a saperti mescolare in tutti gli ambienti e sentirti veramente a casa tua sia nella capanna di un beduino che a palazzo reale.

Impara le lingue, non solo quelle europee, ma arabo, swahili, urdu; ricorda di non avere mai fretta ad est di Suez o tutti rideranno di te. Impara a mangiare con le bacchette o con le dita, senza, per amore di Allah, usare la mano sinistra.

E ovunque ti trovi, evita i trucchi. Una buona fotografia è basata sulla verità e sull’integrità. Il trucco è solo un mezzo da poveri uomini per giustificare la loro mancanza di talento, la loro incapacità a comporre una foto senza artifici.

Fa che la composizione della tua immagine sia onesta, pura, forte e ben definita. E’ una questione di disegno e meno complicato esso è, più piacevole risulterà all’occhio.E credo che questo sia tutto ciò che posso dirti al momento. E’ così che io la vedo e la penso e non dico di avere necessariamente ragione. Ma rifletti su tutto ciò e non avere troppa fretta. Mi ci sono voluti più di trent’anni per comprendere e chiarirmi le cose; non mi aspetto che tu le digerisca in mezz’ora. Ma, per cortesia, non scrivermi la settimana prossima dicendomi che ciò che veramente vuoi fare, terminata la scuola, è il pilota di caccia-bombardiere.

Tuo affezionatissimo padre.

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