La Fotografia e le sue “regole”
Recentemente mi sono imbattuto in una discussione nata su un forum circa la relazione fra la Fototgrafia e le sue regole. La discussione nasceva dalla visita fatta da un membro del forum ad una mostra del MoMA dove si ammiravano istantanee che apparentemente non seguivano nessuna delle “regole” della tradizione fotografica (regola dei terzi, orizzonte perfettamente dritto, etc.) eppure erano incredibilmente attraenti.
Questa discussione mi ha spinto ha fare una piccola riflessione della relazione che eistse fra “regole” e Fotografia che quì ripropongo:
Personalmente penso che se la Fotografia è linguaggio ha bisogno delle sue regole: non esiste linguaggio senza regola. Però siamo di fronte ad un linguaggio “artistico” e come tale si impone anche un certo estro ed una certa violazione di regole. Il grande HCB sosteneva che era interessante notare come ogni cosa fosse già stata vista e scrutata in ogni epoca ma quello che era interessante fare era rivisitarla con altri altri mezzi o altri sguardi. Ora penso che se la violazione delle “regole” viene fatta in modo casuale e o per mancanza di conoscenza questa non può definirsi in senso assoluto “arte”: quale è la differenza fra un disegno realizzato da mio figlio di 3 anni ed uno realizzato da un pittore impressionista? Apparentemente potrebbe non esserci nessuna differenza ma la coscienza di sè e di cosa si stia relaizzando e con quale linguaggio li rendono assolutamente differenti.
Così una fotografia consapevole la rende assolutamente diversa da una fotografia non consapevole. Sono profondamente convinto che se mischiassi alla rinfusa delle foto ricordo scattate da chi non ha la più vaga idea di cosa voglia dire Fotografia se non l’atto di premere un pulsante con delle istantanee di HCB l’occhio non fotografico di chi considera solo e soltanto la fotografia come ricordo di un istante sarebbe tentato di scartare molte delle foto del Grande Maestro solo per motivi estetici. Qualche tempo fa un ragazzo immise in Flickr (noto sito di sharing fotografico) una foto proprio di HCB (per la precisione quella in cui si vede dall’alto di una scalinata un ciclista che passa velocemente) e attese i commenti: non avete idea di quanta gente disee cose del tipo “bella, ma troppo mossa”, oppure “piatta e insignificante”, “troppo grigia, scarsa conversione in BN”!!!!!
Ecco questo ci fa capire a mio avviso che di fronte ad una “fotografia consapevole” sia sempre importante chiedersi perchè tale foto funziona, cosa ci voleva dire il Fotografo oppure le regole sono state violate per necessità o con una motivazione artistica/compositiva/informativa.
Mi piace molto praticare quella che viene chiamata Street Photography e lo faccio spesso con una piccola macchina a telemetro con un 35mm e rullo in BN, benchè anche io spesso per lavoro mi affidi a Nikon digitali con tanto di mega obietivo e monopiede. All’inizio ricordo che i miei provini erano (ma lo sono tuttora) pieni di foto cre ritraevano in modo forse banale aspetti del quotidiano e lo facevo cercando di rispettare delle regole generali ed allora ottenevo fotografie banali ma ben composte oppure per necessità in modo istintivo e ottenevo foto interessanti nel soggetto ma male interpretate.
Solo qualche rara foto poteva e può dirsi riuscita in pieno e funzionante. La fotografia di strada, il cogliere la vita che scorre, è qualche cosa di veramente difficile ma secondo me non affato vero che per farlo è sempre necessario farlo in modo istintivo e disordinato, al contrario va fatto con estremo rigore e attenzione proprio per evitare di cadere da un lato nel banale e dall’altro nel fiume in piena di una arte ricercata necessariamente anche laddove potrebbe non esserci (il bambino che fa un disegno disordinato). Poi secondo me l’orizzonte storto, il soggetto sfocato, e l’ombra del fotografo possono trnquillamente esser presenti nella fotografia se serve al fotografo e al suo linguaggio consapevole, anzi per mia indole cerco sempre di guardare la foto nel suo complesso e rifiutare commenti del tipo “poco nitida” che sembrano andare per la maggiore nella nostra epoca dominata dal digitale e dalle riviste patinate che ti devono mostrare il soggetto quasi saltar fuori dalla copertina.
Un altro utente (Davide) ha dato anche lui un contributo che mi è sembrato molto illuminante e che riporto nei passi fondamentali:
“[...] E se bandissimo dal nostro vocabolario la parola “regole”? Badate bene, solo la PAROLA, non ciò che la parola indica.
Il fatto é che parlare di “regole” viene comunemente inteso come “Si fa così… si DEVE fare così”. Ma in questo caso, tale interpretazione è quanto mai fuorviante.
Quelli di cui stiamo parlando, le varie “regole di composizione”, non sono altro che artifici retorici… o almeno sarebbero chiamate così se si stesse discutendo di linguaggio parlato.
Inoltre, come in ogni linguaggio, abbiamo a che fare con un altro aspetto, che di fatto determina non tanto gli artifici retorici in sé, ma il loro effetto comunicativo… e quindi, per via indiretta, la “regola” o l’insieme di “regole”. Questo aspetto è la percezione.
Osservando un’immagine, prima ancora che noi abbiamo il minimo accesso consapevole all’informazione, questa viene filtrata, analizzata, selezionata e riordinata a livello neurologico… il processo primario della percezione. Se non lo conosciamo, se non ne teniamo conto, rischiamo di non capire mai come diavolo quella tale immagine “funziona” o no.
A questo si aggiunge il processo secondario della percezione: l’attribuzione di significato ne é l’esempio più eclatante.
Il processo di comunicazione visiva, attraverso una fotografia, un quadro, o quel che si vuole, è tutt’altro che semplice ed immediato. Esattamente come OGNI ALTRO processo di comunicazione.
Quando antonio dice:
Le regole vanno infrante solo dopo che si conoscono, quindi è normale che uno si documenti sulla regola dei terzi, sulla messa a fuoco, sul mosso ecc. Una volta che ha assimilato tutti questi concetti e messi in pratica allora ecco che può infrangerle, anzi deve farlo per dare un’impronta personale a quello che per lui è “la Fotografia” e distinguersi dagli altri.
dice una cosa sacrosanta… ma l’uso della parola “regole” lo porta a parlare di “infrangere le regole”. Beh, ho una notizia per voi, e non vi piacerà: non si può infrangere una regola senza ricadere in un’altra. E questo, semplicemente, perché non di “regole” si tratta, ma di processi percettivi, di risposte neurologiche, di associazioni psico-simboliche…
Tutto dipende da cosa si vuole trasmettere. Dall’effetto che volete suscitare nell’osservatore, nel fruitore delle vostre immagini.
Perché nella “street” si “tollerano” caratteristiche che in altri generi sarebbero considerati “errori”? Semplicemente perché trasmettono qualcosa che è congruente con il contesto: un lieve mosso ci dà l’idea del dinamismo, l’orizzonte non “in bolla” ci trasmette la sensazione del “colto al volo”, della “non preparazione” (sulla quale, vi garantisco, ci sarebbe parecchio da discutere…), e così via. Quindi non sono state “violate delle regole”, ma sono state utilizzate quelle forme retoriche che trasmettevano elementi coerenti con la fotografia che stava essendo scattata.
Se in una foto naturalistica si vuole dare l’idea di “movimento e dinamismo”, si usano le stesse caratteristiche: il mosso controllato, il panning, l’orizzonte un po’ più “casuale”.
[...]“
